Cultura Napoli 12/07/2015 10:35 Notizia letta: 3144 volte

Robustelli e De Magistris a confronto con la Medea di Pasolini

Mostra a Castel dell'Ovo
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Napoli - Con un potente e coeso ciclo pittorico viaggia tra Napoli e Milano l’immaginismo di Giovanni Robustelli. Ha appena chiuso i battenti l’esposizione “Medea, da Pasolini”, allestita presso le sale del napoletano Castel dell’Ovo, dalle quali verrà nei prossimi giorni trasferita nel capoluogo lombardo, allo Spazio Papel.
La collezione consta di quaranta opere, le quali tracciano un itinerario personale quanto suggestivo, che cinge la linfa classica matrice del celebre mito, allacciandola alla contemporaneità drammatica di Pasolini, alla quale Robustelli fa dichiarato riferimento. Letteratura e cinema, da questa materia muove l’estro del pittore, alla cui fantasia aveva più volte bussato il magma fantastico del mito. Lo salda all’intelligenza critica di Pasolini, che faceva della Callas un’icona vivida e incisiva della Medea. La porta d’accesso a quest’universo coerente che l’artista vittoriese sa creare va senz’altro ricercata nella visionarietà, ovvero nella capacità di rieditare un archetipo. Del resto anche Pasolini aveva imboccato la via della interpretazione , come dice il titolo pensato in origine al suo lungometraggio, “Visioni della Medea”.
Dando forma alla multiversa passionalità di Medea, Robustelli guadagna segni e significanti all’amore, alla vendetta, alla sentimentalità accesa fino alla cecità. Scende alla radice scura dell’animo umano, col tocco fresco dell’invenzione, che ancora una volta non s’allontana dal sapore favolistico, ma è tutto un altro Robustelli, quello che denuncia con forza la sua Medea. Vira netta verso l’epos tragico la fiaba di Robustelli, in un crescendo di energia, condotta senza il clamore facile dell’urlo, ma con nuove finezze, che affondano negli abissi nascosti del cuore la crisi e la catarsi, il dramma e la sua acme, e che cercano i propri protocolli in ascendenze variegate e colte, nella sensibilità lirica e gioiosa dei Fauves, nella spiritualità simbolista del gruppo del Cavaliere Azzurro.
Allontana il pittore la sua ricca galleria di personaggi in regioni temporali sospese, che non accettano misura, e questa sospensione atmosferica, che corre e lega tutta la silloge, viene enfatizzata da una nuova e più sensibile intensificazione del discorso squisitamente pittorico, parlato dal corpo importante di una materia piena, depositata sulla tela dalla pennellata rapida, sintetica, pensata, di cui magnifica prova sono “Medea 2” ed “Eete”, e che con più levità viene liberata nel superbo “Medea e Giasone”, ove l’abbraccio ardente degli amanti è sapientemente reso dall’armonia musicale e convulsa dei colori in liquida reciproca contiguità. A dire quella dannazione tanto mitica e tanto vera, capace di risvegliare l’umano desiderio d’eterno.

La Sicilia

Elisa Mandarà
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