Cultura Vittoria 24/08/2014 13:28 Notizia letta: 3513 volte

L'ironia di Lucia Sardo al Videolab Film Festival

La mamma di Peppino
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Vittoria - Ironia e passione: Lucia Sardo ha incantato gli spettatori del XVI VideoLab Film Festival.

Ieri, nella terza serata della kermesse cinematografica diretta da Andrea Di Falco, davanti ai numerosi cinefili presenti al Museo archeologico di Kamarina, l’attrice ha raccontato la sua idea di recitazione. Ora comica, ora drammatica. “Io – ha dichiarato la Sardo – voglio rappresentare le storie di donne siciliane che non rinunciano a combattere. Infatti, da anni porto in giro uno spettacolo su Felicia Impastato: La madre dei ragazzi. Ma voglio ricordare anche il testo teatrale La nave delle spose, che racconta dei matrimoni celebrati per procura. La vicenda delle donne siciliane che s’imbarcavano per l’Australia su quella che veniva chiamata, per l’appunto, la “nave delle spose”. In questo viaggio si compie e si consuma una metafora: è il percorso di trasformazione e speranza di un’anima femminile”.
Ma la Sardo ha frequentato anche la commedia. “Nel film Ma che colpa abbiamo noi di Carlo Verdone, ho interpretato, con autoironia, il ruolo di Gabriella, una donna che vuole rimanere giovane a tutti i costi. E per fare questo frequenta locali notturni dove incontra e seduce ragazzi che, alla fine, la truffano”.
Lucia Sardo ha letto il soggetto di Le conchiglie di ferro, una docufiction per la regia di Manuel Giliberti, scritta con Andrea Di Falco. Il film, le cui riprese iniziano a breve, annovera tra gli interpreti la stessa Sardo. Secondo il regista, “si tratta di una riflessione sulle scelte che hanno portato, in molti casi in Sicilia, a cancellare e distruggere ambiente, storia e memoria. Nel nome di una industrializzazione che oggi si racconta come ulteriore fallimento. La storia di Marina di Melilli e dei suoi uomini. La pesante eredità di malattie, avvelenamenti e inquinamento. L’inevitabile conclusione di un delitto annunciato”.
Attrice e regista hanno dialogato con Andrea Di Falco, della nuova frontiera del documentario. La conversazione è stata preceduta dalla visione di frammenti tratti dal film diretto da Giliberti: Giovanni Falcone. I giorni della speranza. “Il documentario – ha affermato il regista – è stato girato nel 2002, nel decennale della strage di Capaci. Il film è stato visto nell’ambito di numerosi festival in Italia e nel mondo. Evento speciale al Taormina Film Fest. È stato proiettato in una serie di scuole del nostro paese. Quello che abbiamo visto al VideoLab è un frammento di 12 minuti sul tema della partita tra ragazzi. La partita, infatti, scandisce narrativamente, il documentario. Allora, non fu facile girare a Palermo. Ricostruendo la storia, i palermitani si portavano appresso dolore e rimorso. Decisiva per il film fu l’intervista alla giornalista Marcelle Padovani, che aveva scritto con Falcone Cose di cosa nostra. Falcone pretendeva la chiarezza. Dei comportanti e delle parole”. Per Giliberti, “il documentario oggi svolge la stessa funzione del cinema neorealista. Infatti, la realtà si trasforma in narrazione. Si tratta della nuova frontiera di maturazione del documentario. La memoria raccontata diviene emozione e non solo nozione”.
Per la sezione dedicata al Globo d’oro, sono in programma i corti: L’appuntamento di Gianpiero Alicchio e Sassiwood di Antonio Andrisani e Vito Cea.
L’appuntamento, racconta della incomunicabilità tra i sessi, attraverso un primo appuntamento tra due coppie di trentenni.
Sassiwood rappresenta Matera. Una città destinata a ospitare set cinematografici di genere biblico. Il corto è un’amara e divertente riflessione sulla ignoranza della classe dirigente, politica del nostro paese.
I corti in concorso stasera sono:
Turriaki, documentario di Salvatore Tuccio. L’isola di Linosa, incastonata nel mar Mediterraneo, è l’habitat della più grande comunità della specie Berta Maggiore.
Rose Rosse di Sole Tonnini. Il film breve racconta l’amore nell’epoca delle chat. Sentimenti che viaggiano su Internet descrivendo un mondo virtuale.
Das kind di Manu Gomez Gonzales. Austria, fine Ottocento. La storia di un’angosciosa attesa. Un uomo assiste al travagliato parto della moglie.
Lo sè della spagnola Manuela Moreno. Un racconto almodovariano. La vita di un uomo è scandita dagli scatti fotografici che ritraggono la vicina di casa.
Mathieu di Massimiliano Camaiti. Coproduzione italo-francese. La realtà è molto differente da quella desiderata dal protagonista.
La sposa perplessa di Luchino Giordana e Valentina Valsania. Il matrimonio di Vittoria sembra coronare il sogno di una vita. Ma le sorprese non tardano ad arrivare.
Buon san Valentino di Cristiano Anania, racconta le innumerevoli sfaccettature dei sentimenti. Il protagonista del corto vive ossessionato dall’amore come possesso fisico e mentale.
Stasera, la giuria del festival, decreterà il Miglior Corto del Cinema d’Arte Mediterraneo di Kamarina.
Della giuria fanno parte: la presidente, Elizabeth Missland, già direttore artistico e presidente onorario del Globo d’oro; Manuel Giliberti, regista e presidente onorario del festival; Gaetano Bonetta, direttore del Dipartimento di scienze filosofiche e pedagogiche dell’università di Chiteti-Pescara; Gianni Molè, presidente della Fondazione Film Commission Ragusa; Giuseppe Gambina, esercente cinematografico, direttore del Vittoria Film Peace Film Festival.

Redazione
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